LA DONNA DEL QUADRO
Da "Storie di bambole"
di Walter Preitano
Bambola della collezione "Gigliette"
-Louiselle, pssss, Louiselle...-.
-Sì, mamma- rispose quasi urlando Louiselle, credendo che la voce arrivasse dalla stanza accanto.
-Sssst! Non urlare-.
-Ma chi è?-. Louiselle girò attorno il suo sguardo cercando di individuare la fonte del bisbiglìo.
-Sono qua, dietro di te-.
-Ma io non ti vedo ancora; vieni fuori, chi sei?-.
-Lo sapevo io! Che mania che avete voi mortali di ridurre i quadri a piccole macchie! Mi sento compressa qui dentro, come in una scatola di sardine. Hai capito dove sono, o ti ci vogliono gli occhiali?-.
-No, no, ti vedo, ti vedo. Non posso crederci! Ma tu parli! Questo è un miracolo!-
-Ma che miracolo, non dire sciocchezze. Qui tutti parliamo tra di noi. Altrimenti sai che noia sarebbe!-.
-Ma gli altri perchè stanno zitti?-.
-Non è il loro turno. Veramente neanche il mio: se mi scoprono.... Perchè vedi, Louiselle, noi abbiamo il permesso di parlare solo di notte, altrimenti ci levano la licenza per schiamazzi diurni, ah ah ah! Sto scherzando naturalmente. Ma di notte qui succede di tutto. Gli uomini si ubriacano perfino! E tutti cantiamo e balliamo il valzer mousette. Lo conosci?-.
-No, non credo-.
-No, no, ti vedo, ti vedo. Non posso crederci! Ma tu parli! Questo è un miracolo!-
-Ma che miracolo, non dire sciocchezze. Qui tutti parliamo tra di noi. Altrimenti sai che noia sarebbe!-.
-Ma gli altri perchè stanno zitti?-.
-Non è il loro turno. Veramente neanche il mio: se mi scoprono.... Perchè vedi, Louiselle, noi abbiamo il permesso di parlare solo di notte, altrimenti ci levano la licenza per schiamazzi diurni, ah ah ah! Sto scherzando naturalmente. Ma di notte qui succede di tutto. Gli uomini si ubriacano perfino! E tutti cantiamo e balliamo il valzer mousette. Lo conosci?-.
-No, non credo-.
-Piccola Louiselle! Ma cosa cantate voi?-.
-Veramente noi...-.
-Sì, lo so. Ci fai impazzire con tutti quei rumori assordanti che fa il tuo organino! Devi farlo sistemare, Louiselle. Credimi, da lì non esce musica, ma suoni senza melodia. Nessuno potrà mai innamorarsi al suono di quella sua musica!-
-Ma sai... A proposito, come ti chiami?-.
-Veramente non dovrei dirtelo perchè le modelle dei quadri debbono rimanere anonime e avvolte di mistero. Ma io mi sono stufata di essere soltanto una figura, quindi te lo dico e buonanotte: mi chiamo Jasmine. Ti piace il mio nome?-.
-È molto bello. Anche tu sei bellissima. Ma come sei finita dentro a quel quadro?-.
-Ma sai... A proposito, come ti chiami?-.
-Veramente non dovrei dirtelo perchè le modelle dei quadri debbono rimanere anonime e avvolte di mistero. Ma io mi sono stufata di essere soltanto una figura, quindi te lo dico e buonanotte: mi chiamo Jasmine. Ti piace il mio nome?-.
-È molto bello. Anche tu sei bellissima. Ma come sei finita dentro a quel quadro?-.
-Insomma, vorresti che ti raccontassi la mia storia...-.
-Magari!- esclamò Louiselle -Così sarei la sola a conoscerla-.
-Sai Louiselle, le storie delle modelle si assomigliano tutte. E purtroppo sono tutte molto brevi-. -Raccontala lo stesso, ti prego- insistette Louiselle.
-Tu lo sai come siamo fatte noi donne! Ma forse ancora non lo sai. Siamo vanitose, e talvolta, per la nostra vanità, ci succedono delle strane cose-.
-Sì, va bene- disse Louiselle sempre più curiosa -Ma ancora non mi hai detto quali cose. Ti vuoi decidere a raccontare?-.
-Un giorno, credo fosse d'autunno,- riprese Jasmine -ero ferma davanti ad una vetrina a rimirare un abito che, per stoffa e per fattura, era il più bello che avessi mai visto. D'altronde quello era il negozio più elegante di Pargi. Hai mai visto Parigi?-.
-No, non ci sono ancora stata, ma la mamma mi ha promesso che mi ci porterà l'estate prossima- rispose louiselle.
-E allora è meglio rimandare tutto. Tu che stai alla periferia del mondo, non puoi capire la mia storia!-.
-No, Jasmine, continua, ti prego. Ti prometto che farò in modo di aticipare il mio viaggio a Parigi. Ma tu continua-.
-E va bene. E mentre cercavo di immaginare quanto bella sarebbe stata la donna che avesse indossato quel vestito, e quanto eleganti gli uomini attorno a lei, sentii la voce di un uomo alle mie spalle: "È bello, non è vero?". La voce interruppe il mio sogno. Io mi sentii sciocca e mi girai di scatto. Era uno di quegli artisti strambi e squattrinati, di cui Parigi era piena a quel tempo. Si presentò come il signor Renoir. Il nome non mi disse nulla, ma il suo sguardo mi rese irrequieta. "Sì," risposi con cortesia, "è molto bello". Lui mi fissò in un modo tale da farmi sentire a disagio. Poi mi disse: "Non saprei immaginare quell'abito addosso ad un'altra donna. Sembra fatto apposta per te"-.
Louiselle, presa dal racconto, la interruppe:
-Ma non mi stai prendendo in giro? Non è che racconti fiabe per fare addormentare le ragazzine? Guarda che io so stare sveglia anche tutta la notte. Non sono più una bambina-.
-Lo so, Louiselle. Lo dici a me, che ti ho visto crescere? Ma forse non hai torto. Forse la mia storia è davvero una fiaba. Ma ti assicuro che è la mia storia-.
-No, non ci sono ancora stata, ma la mamma mi ha promesso che mi ci porterà l'estate prossima- rispose louiselle.
-E allora è meglio rimandare tutto. Tu che stai alla periferia del mondo, non puoi capire la mia storia!-.
-No, Jasmine, continua, ti prego. Ti prometto che farò in modo di aticipare il mio viaggio a Parigi. Ma tu continua-.
-E va bene. E mentre cercavo di immaginare quanto bella sarebbe stata la donna che avesse indossato quel vestito, e quanto eleganti gli uomini attorno a lei, sentii la voce di un uomo alle mie spalle: "È bello, non è vero?". La voce interruppe il mio sogno. Io mi sentii sciocca e mi girai di scatto. Era uno di quegli artisti strambi e squattrinati, di cui Parigi era piena a quel tempo. Si presentò come il signor Renoir. Il nome non mi disse nulla, ma il suo sguardo mi rese irrequieta. "Sì," risposi con cortesia, "è molto bello". Lui mi fissò in un modo tale da farmi sentire a disagio. Poi mi disse: "Non saprei immaginare quell'abito addosso ad un'altra donna. Sembra fatto apposta per te"-.
Louiselle, presa dal racconto, la interruppe:
-Ma non mi stai prendendo in giro? Non è che racconti fiabe per fare addormentare le ragazzine? Guarda che io so stare sveglia anche tutta la notte. Non sono più una bambina-.
-Lo so, Louiselle. Lo dici a me, che ti ho visto crescere? Ma forse non hai torto. Forse la mia storia è davvero una fiaba. Ma ti assicuro che è la mia storia-.
-Meno male, continua- sospirò Luoiselle -E non sperare di farmi piangere, perchè io sono forte, sai. Neanche le botte del mio papà mi fanno piangere-.
-Va bene, Louiselle, ma tu non interrompermi più. È già così difficile ricordare! Sai, io non avevo neanche immaginato quell'abito addosso a me. Era troppo costoso! Io compravo i miei vestiti al mercatino rionale, oppure li cucivo io stessa. I miei sgobbavano tutto il giorno per portare a casa il necessario e, talvolta, facevano fatica ad arrivare alla fine del mese. Però, quando quel signor Renoir mi disse a quel modo, mi rigirai a guardare la vetrina e presi a muovermi come se avessi addosso quell'abito. Mi sentivo bene, e più mi muovevo, più mi sentivo elegante. D'un tratto mi fermai e mi vergognai di me stessa e della mia vanità. Pensai che avevo dato una pessima immagine di me. "No, continua, ti prego", mi disse Renoir "Sento che in questo momento sta nascendo l'opera più bella della mia vita. Continua, non fermarti". Come una sciocca ripresi a muovermi, incoraggiata dall'entusiasmo di Renoir. Poi mi resi conto di quanto fossero sciocchi quei gesti e mi fermai di colpo: "Mi scusi" gli dissi "....Ora debbo andare". "Aspetta, non puoi lasciarmi così! Ormai sei qui, nella mia mente e nella mia mano. Ti prego, posa per me, e io ti prometto che renderò immortale la tua bellezza"-.
-Che bello! Che bello!- esclamò Louiselle -.....E allora?-.
-Quelle parole- riprese Jasmine -ebbero su di me l'effetto del flauto che incanta i serpenti. È difficile per una donna resistere a certi complimenti! Fra poco te ne accorgerai anche tu. D'un tratto quell'uomo, non bello e mal vestito, mi sembrò un cavaliere d'altri tempi, ed io ritornai sui miei passi e gli chiesi: "E cosa dovrei fare?". "Indossare quell'abito e pavoneggiarti come facevi prima". "Ma quell'abito...." "Io lo comprerò per te, e quando l'opera sarà finita, tu potrai tenerlo".-
-Ma è meraviglioso!- esclamò Luoiselle -...Che uomo dev'essere stato quel Renoir! E tu?-.
-Quell'offerta ruppe tutte le mie resistenze. Così accettai-.
-Brava Jasmine- urlò quasi Luoiselle.
-Come puoi capire, il mio sonno non fu tranquillo, quella notte!- disse Jasmine.
-E neanche il mio lo sarà stanotte!- esclamò Luoiselle.
-Così l'indomani, come d'accordo, mi recai all'indirizzo che mi aveva dato quel Renoir. Ero incerta e titubante. Quella casa di Renoir era sporca e senza mobili. Anzi, non era neanche una vera casa. ma i suoi quadri erano bellissimi. Riconobbi molti posti eleganti di Parigi...- Jasmine si fermò perplessa.
-Sì, sì, ci vado, ci vado, te lo prometto. Continua- la prevenne Louiselle.
-Le signore ritratte facevano tutte una gran bella figura. Ed allora cominciai a pensare che quell'artista mi avrebbe davvero reso famosa-.
-La tua storia è bellissima!- disse Louiselle -Sembra davvero un fiaba. Ma poi ti sei innamorata di Renoir? Sono sicura di sì-.
-Sì, Louiselle! Per questo non mi pento di avere accettato. Renoir mi dichiarò il suo amore, ancor prima di cominciare il dipinto. E credimi, Louiselle, l'amore di un artista ti fa sentire importante! Trascorrevamo le pause di lavoro abbracciati teneramente, e in quegli istanti sembrava che le vicende del mondo fossero tutte per l'altra gente. Lui mi sussurrava parole dolci, e il mio cuore si infiammava sempre di più-. Jasmine si fermò un istante con lo sguardo nel vuoto e sembrò presa dalla tristezza dei ricordi.
-Perchè piangi, Jasmine?- le chiese Louiselle- Fin qui è tutto bello!-.
-Sì, sì, ci vado, ci vado, te lo prometto. Continua- la prevenne Louiselle.
-Le signore ritratte facevano tutte una gran bella figura. Ed allora cominciai a pensare che quell'artista mi avrebbe davvero reso famosa-.
-La tua storia è bellissima!- disse Louiselle -Sembra davvero un fiaba. Ma poi ti sei innamorata di Renoir? Sono sicura di sì-.
-Sì, Louiselle! Per questo non mi pento di avere accettato. Renoir mi dichiarò il suo amore, ancor prima di cominciare il dipinto. E credimi, Louiselle, l'amore di un artista ti fa sentire importante! Trascorrevamo le pause di lavoro abbracciati teneramente, e in quegli istanti sembrava che le vicende del mondo fossero tutte per l'altra gente. Lui mi sussurrava parole dolci, e il mio cuore si infiammava sempre di più-. Jasmine si fermò un istante con lo sguardo nel vuoto e sembrò presa dalla tristezza dei ricordi.
-Perchè piangi, Jasmine?- le chiese Louiselle- Fin qui è tutto bello!-.
Jasmine tardò un attimo a rispondere:
-Perchè questi sono gli ultimi ricordi della mia vita-.
-Ecco! Lo sapevo che ci saresti riuscita!- disse Louiselle allungando il viso nel vano tentativo di frenare le sue giovani lacrime.
-Scusa Louiselle, ma ora è tutto passato. Vedi? Ora sorrido-.
-Ma io non ci riesco. Però tu continua, ti prego-.
-Vedi Louiselle, l'amore degli artisti è grande e intenso, ma dura solo il tempo che serve per completare un quadro-.
-Non capisco, spiegati, che vuol dire?- chiese Louiselle.
-L'artista è come una mantide, che divora l'amante dopo essersene servita per la sua vanità di perpetuare la specie. Così, nello stesso istante in cui Renoir pose la sua firma sul dipinto, io divenni piccola piccola e mi ritrovai prigioniera del quadro. E così persi l'amore, la gioventù e la vita. E dovetti rassegnarmi a passare alla storia con questi compagni che vedi-.
-Ma ora sei felice?- chiese Louiselle accorata.
-Proprio felice, no. Ma cerco di accettare il mio destino. In fondo, potevo anche rifiutare di posare per Renoir. Ma così sono diventata immortale. Non è poco! Non ti pare?-.
-Certo però che stare sempre con le stesse persone, alla fine ci si deve annoiare-. disse Louiselle.
-Fino a poco tempo fa, era così; ma ora faccio parte della grande collezione delle bambole "Gigliette". Lì ho tante amiche, e ne arriva sempre una nuova che ci racconta la sua storia. E poi c'è Simon, il Re dei pagliacci. No, non ho davvero il tempo di annoiarmi! Ma ora è quasi notte: debbo salutarti. Fra poco si sveglieranno tutti e ti assalirebbero con le loro domande curiose. E tu sei troppo giovane per avere una storia interessante da daccontare. Buonanotte, Louiselle, e tieni per te il mio segreto-.
-Buonanotte Jasmine. Un giorno la mia storia sarà importante, ed allora sarò io a chiamarti-.
-Ma ora sei felice?- chiese Louiselle accorata.
-Proprio felice, no. Ma cerco di accettare il mio destino. In fondo, potevo anche rifiutare di posare per Renoir. Ma così sono diventata immortale. Non è poco! Non ti pare?-.
-Certo però che stare sempre con le stesse persone, alla fine ci si deve annoiare-. disse Louiselle.
-Fino a poco tempo fa, era così; ma ora faccio parte della grande collezione delle bambole "Gigliette". Lì ho tante amiche, e ne arriva sempre una nuova che ci racconta la sua storia. E poi c'è Simon, il Re dei pagliacci. No, non ho davvero il tempo di annoiarmi! Ma ora è quasi notte: debbo salutarti. Fra poco si sveglieranno tutti e ti assalirebbero con le loro domande curiose. E tu sei troppo giovane per avere una storia interessante da daccontare. Buonanotte, Louiselle, e tieni per te il mio segreto-.
-Buonanotte Jasmine. Un giorno la mia storia sarà importante, ed allora sarò io a chiamarti-.

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