NON V’ERA LUCE
Non v’era luce in quegli
occhi stanchi!
Non v’era sguardo ad osservar
la vita!
Le braccia molli pendevan
lungo i fianchi,
la fronte corrugata ed
avvizzita.
-Dove siam capitati, figlio
mio?
Tante bellezze da stroncarti
il fiato,
una sfida d’amore al loro
Dio,
ma tanto odio pel mio cuor
malato.
Se nel morire nutrivam la
spiga
chi giace in fondo al mar non
si rassegna,
mai il morir ci suscitò
vergogna,
vergogna è questo mal che ci
castiga.
Portami via, voglio morir
serena,
la terra mia mi sarà devota,
le renderò il suo cibo e la
mia pena,
l’aiuterò a girar l’eterna
ruota-.
-Madre, se viver con dolor ci
fu destino,
ai figli miei voglio cambiar
la sorte,
una speranza val perfin la
morte,
per loro subirò col capo
chino.
Se l’odio esiste, d’una
ragion si pasce!
Pensar che la ragione ci
appartiene
è la dolce vision che più
conviene:
ma la voglia di saper nei
bimbi cresce.
Se solo è pel color della mia
pelle,
il tempo chiuderà questa
partita,
se il fulcro ne provien d’oltre
le stelle,
serva della ragion sarà la
vita.
Ti porterei su questa spalla
mia
e pregherei quell’onde di
tacere;
non mi facesti eroe, o madre
mia,
e non ho quanto m’è chiesto
possedere.
Avrò per te tutto l’amor che
spetta
a chi d’amor ti crebbe e ti
fè uomo.
Stringiti forte a me se il
cuor s’affretta:
di questo navigar sarò il
nostromo.
Tono 28-08-2018
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