mercoledì 29 agosto 2018

NON V'ERA LUCE


NON V’ERA LUCE

Non v’era luce in quegli occhi stanchi!
Non v’era sguardo ad osservar la vita!
Le braccia molli pendevan lungo i fianchi,
la fronte corrugata ed avvizzita.

-Dove siam capitati, figlio mio?
Tante bellezze da stroncarti il fiato,
una sfida d’amore al loro Dio,
ma tanto odio pel mio cuor malato.

Se nel morire nutrivam la spiga
chi giace in fondo al mar non si rassegna,
mai il morir ci suscitò vergogna,
vergogna è questo mal che ci castiga.

Portami via, voglio morir serena,
la terra mia mi sarà devota,
le renderò il suo cibo e la mia pena,
l’aiuterò a girar l’eterna ruota-.

-Madre, se viver con dolor ci fu destino,
ai figli miei voglio cambiar la sorte,
una speranza val perfin la morte,
per loro subirò col capo chino.

Se l’odio esiste, d’una ragion si pasce!
Pensar che la ragione ci appartiene
è la dolce vision che più conviene:
ma la voglia di saper nei bimbi cresce.

Se solo è pel color della mia pelle,
il tempo chiuderà questa partita,
se il fulcro ne provien d’oltre le stelle,
serva della ragion sarà la vita.

Ti porterei su questa spalla mia
e pregherei quell’onde di tacere;
non mi facesti eroe, o madre mia,
e non ho quanto m’è chiesto possedere.

Avrò per te tutto l’amor che spetta
a chi d’amor ti crebbe e ti fè uomo.
Stringiti forte a me se il cuor s’affretta:
di questo navigar sarò il nostromo.

Tono 28-08-2018

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