venerdì 22 giugno 2018

IL PIANTO DELL'AMORE

IL PIANTO DELL'AMORE
da "STORIE DI BAMBOLE"
di Walter preitano




Bambole della collezione "Gigliette"

       È la storia di due teneri amanti che la stupidità e l'ingiustizia del mondo separarono per sempre. Lui nato in povertà, lei tra gli agi di una casa ricca.
Pierrot era un giovane intraprendente. Aveva accettato la sua povertà con l'animo di chi è disposto a perdonare. Sin da piccolo si era dato da fare per aiutare la sua famiglia, facendo ogni lavoro che gli veniva offerto. Non temeva la fatica. Era svelto e benvoluto da tutti. Ma un giorno, per errore, fu creduto colpevole di aver maltrattato una nobildonna, e Pierrot dovette nascondersi per evitare di dover subire una grave punizione. Ancora una volta l'ingiustizia del mondo si era accanita sul povero Pierrot.
Non è che avesse paura delle botte o della prigione! Il suo timore era quello di non potere aiutare la sua famiglia per troppo tempo. E nel suo nascondiglio Pierrot si esercitò nell'arte del mimo: un'arte che lo aveva affascinato fin da quando, bambino, ne aveva visto uno esibirsi nella piazzetta del suo quartiere.
Così un giorno, quando si sentì pronto, si tinse il volto di bianco e si guardò allo specchio: quella, forse per sempre, sarebbe stata ora la sua nuova faccia! E pianse. E le lacrime, assorbite dal trucco, si fissarono su di esso. Così, il volto di Pierrot, rimase per sempre un volto triste.
Da un vecchio vestito bianco ricavò il suo costume; ci aggiunse un vecchio collo di merletto e si coprì il capo. E così truccato, si recò in piazza per dare sfoggio della sua nuova arte. E tutti i giorni cambiava quartiere, per paura di essere riconosciuto.
La sua arte piaceva, e i bimbi, alla fine della rappresentazione, lo gratificavano con applausi e monetine.
-Bravo, torna domani, verremo a vederti ancora-. gli dicevano. E tutte le sere Pierrot, quando tutti dormivano, entrava in casa sua di soppiatto e metteva i suoi pochi spiccioli sul tavolo della cucina, cosicchè la mamma li avrebbe trovati l'indomani, appena alzata. E per sè tratteneva l'indispensabile per il suo bisogno.
Ma tutto questo lo teneva lontano dai suoi affetti e Pierrot non sapeva per quanto tempo ancora. E la notte per il giovane Pierrot, era più triste del giorno.
Girando per ogni piazza, un giorno Pierrot capitò in un quartiere molto elegante. E in quei quartieri, si sa, i bimbi giocano poco per le strade. Sicchè Pierrot si esibì sotto lo sguardo attento e curioso di un cagnolino che muoveva la testa assecondando i gesti dell'artista. Ma, alla fine della rappresentazione, un forte applauso sgorgò spontaneo da una finestra di una grande villa. Pierrot ringraziò e prese a raccogliere le sue cose, pensando che quella sera non avrebbe avuto nulla da portare a casa. Ma dal sontuoso cancello della villa usci di corsa una giovinetta che gli si fece incontro. Dapprima Pierrot si fermò impaurito, ma dopo riconobbe la dolcezza e la bontà e si tranquillizzò.
-Come ti chiami?- chiese la giovane.
-Pierrot. Ma ti prego, non dirlo- rispose Pierrot.
-Che strano!- esclamò la ragazza -Io mi chiamo Pierrette. Ti prego Pierrot, mima per me. Non ho mai visto tanta eleganza nei gesti di un artista-.
E Pierrot raccontò con i gesti, una tenera storia d'amore che colpì il cuore della giovane Pierrette. Ma l'animo di Pierrot era triste, ed egli dette alla storia un triste finale. E Pierrette si commosse:
-Perchè la tua storia finisce così?- chiese.
-Perchè il mondo è ingiusto, piccola Pierrette. Le storie dei poveri non dipendono dai poveri!- rispose Pierrot.
-Ma la vita è bella! E l'amore è gioia per tutti, ricchi e poveri. Sei ingiusto con i tuoi amanti!- lo rimproverò Pierrette.
-Forse hai ragione-. disse Pierrot -Il mio animo è mal disposto. Vivo da solo, e non so immaginarmi una compagna che sia disposta a dividere con me il mio triste destino. Solo un grande amore potrebbe cambiare la mia vita! Ma chi potrà mai innamorarsi di una maschera così triste!-.
Pierrot raccontò la sua storia. E senza che lei se ne rendesse conto, alcune lacrime bagnarono il volto di Pierrette.
-Che strano!- le disse Pierrot -I poveri subiscono le ingiustizie e i ricchi piangono-.
-Forse anche tu sei ingiusto con i ricchi- le rispose Pierrette -Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Forse anche i ricchi debbono difendersi dalle insidie del mondo. E lo fanno da ricchi, che è solo una posizione di privilegio-.
-Sarà!- esclamò Pierrot -Ma se tutti i ricchi avessero il tuo animo gentile, forse il mondo girerebbe per un altro verso. Ora debbo andare: non posso indugiare troppo a lungo in una stessa piazza. Sei stata la cosa più bella che mi sia accaduta da tanto tempo. Addio Pierrette, e grazie-.
Ma prima di andarsene, la baciò sul volto bagnato e le disse ancora: -La tristezza non è per te, dolce Pierrette!- e si incamminò. La piccola Pierrette si accarezzò il volto, quasi a voler catturare il calore di quelle labbra.
-Pierrot, Pierrot...-, chiamò Pierrette; -ti prego, torna domani e ti prometto un grande pubblico di bimbi. Verrai, Pierrot? Anche se per l'ultima volta?-.
-Può darsi, non so-, rispose Pierrot. E scomparve nel buio.
Com'era possibile che una giovane tanto ricca gli avesse toccato il cuore! "Forse" pensava Pierrot "aveva ragione lei: il mondo è fatto di gente buona e gente cattiva. E forse, poco importa che sia ricca o povera".
E visse la notte e il giorno dopo, nel ricordo di Pierrette, e gioiendo al pensiero di incontrarla ancora.
Così, quella sera, tornò nella stessa piazza. Come aveva promesso Pierrette, era colma di bimbi. Ma tutti facevano cerchio e già applaudivano. Pierrot se ne stette in un cantuccio ed osservò deluso: un altro mimo gli aveva sottratto la piazza. Ma la cosa che lo colpì fu che l'artista vestiva le sue stesse vesti e si era appropriato del suo trucco. Poi, incredulo, Pierrot capì.
Era Pierrette. Solo lei avrebbe potuto vestirsi della sua stessa tristezza!
Si avvicinò. I due si guardarono teneramente e piansero lacrime non viste. Insieme mimarono amori felici ed ebbero successo tra i grandi e i più piccini.
-Portami con te, Pierrot-. disse Pierrette -Voglio seguirti dovunque ed essere felice con te-.
E Pierrot non ebbe la forza di dissuaderla, tanto il suo cuore era colmo di gioia.
Così, Pierrot e Pierrette, si fecero promessa del più grande amore che, ancora oggi, Parigi ricordi. Ed insieme, in povertà, portarono l'amore nelle piazze; e sempre più la gente li amava e li applaudiva.
Ma il loro era un amore troppo grande per non suscitare l'invidia di animi aridi e cattivi! Così, un giorno, mentre rappresentavano il loro amore, furono interrotti dall'arrivo dei gendarmi.
Pierrot fuggì, e la dolce Pierrette fu ricondotta alla sua villa. E il suo pianto disperato non addolcì i cuori. Così, i due teneri amanti furono separati per sempre. E mai più, se non in sogno, sentirono battere i loro cuori per la grande gioia del loro amore. Ma nessuno dei due rinunciò mai al proprio costume ed al proprio trucco. E si costrinsero, nel ricordo, a vivere nella triste maschera di Pierrot e Pierrette. E ancora oggi, gli animi più sensibili, possono udire il lamento dei due amanti che affidano al vento ed alle stelle cadenti, il loro pianto disperato e i loro messaggi d'amore. Ma nel giorno di San Valentino, le loro anime prendono forma per testimoniare così il trionfo dell'amore sulla malvagità.

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