DIETRO DI ME
Dietro di me c'è un mondo che scompare,
poche le ombre dei fanciulli gai,
poche le bocche aperte da sfamare,
poco di tutto, quasi il nulla ormai.
Ma di ricordi è pieno il mio carniere,
non lo serrai, non ebbi mai il coraggio,
e mi trabocca ormai d'ogni mestiere,
d'ogni artigian che un dì m'ebbe in ostaggio.
Sostai dal fabbro in religioso stare,
guardai quel ferro rosso incandescente
sotto le luci d'un carbone ardente
arrendersi al martell nè reclamare;
un falegname m'ebbe a dir: -St'attento,
tagliare il legno è un'operazion vitale,
ogni albero ha un verso naturale
e se l'offendi non sarà contento-;
il mastro d'ascia con la voce ferma:
-Il legno lo pieghiam, gli diamo forma,
lo costringiamo al voler dell'opra:
dentro il cantier quest'artigian s'adopra;
il contadino mi solcò la mente
e il seme mi piantò della sapienza:
-Si pianta un seme per produr semenza,
che la natura viva eternamente-;
quando il pastor mi consegnò l'agnello,
piansi d'emozione mai provata,
a lungo accarezzai quel bianco vello
e con il gregge feci un po' di strada;
il pescatore mi mostrò l'inganno:
-I pesci ingordi nel tranel cadranno.
Così va il mondo, perfino l'uom ci casca:
se ha fame non disdegna e inghiotte l'esca-;
nella capanna il nassaiol m'accolse
e mi mostrò le prestigiose nasse:
-Il giunco non è poi così tenace,
ma il pesce è sciocco e nel cestel si giace-;
lo stampator mi ricolmò di pace:
-Siamo artigiani, non sappiam di scienza,
ma della scienza siamo i portavoce,
solo per noi si sa che il mondo pensa!-;
del ciabattino ho il ricordo netto
di mille arnesi su un panchetto zoppo,
pei loro nomi oggi è chieder troppo:
vederlo trafficare era un diletto;
Mi disse un panettier col pelo bianco:
-Mi alzo prima io dell'alba rosa,
per questo ho sempre l'aria d'esser stanco;
col mio mestier la vita non si sposa!-;
col carrettier non ebbi mai parola,
dormiva su in cassetta ciondolando;
con l'asinel parlai una volta sola,
mi disse: -È stanco, a me lasciò il comando!-;
di quei cavalli ho in cuor le lunghe attese,
legati a una carrozza cuscinata;
con i padroni e il loro far cortese
sembravano amicon di vecchia data;
del gassosaro il mio ricordo è pronto,
vendeva la gassosa con pallina,
un tappo originale, una gommina,
che averla oggi mi vedrebbe in pianto.
lo zampognaro fu sempre una magia;
mi vide curiosar già grandicello:
-L'ho fatta io- mi disse -perfin la suoneria,
è un legno forte, e forte era l'agnello-;
alla campagna dedicai del tempo
quando piccin pestavo mulattiere,
quei solchi terrò cari finchè campo
e quegli odori ancor fanno mestiere;
e poi il mercato nella piazza grande,
e nelle viuzze ove il clamor si spande,
e le figure ancor, d'aspetto grame,
maestri, imprenditor per chiara fame.
Così cresceva allora un bimbo sano,
e s'impregnava d'ogni conoscenza,
bimbi curiosi, presi d'innocenza
per quei mestieri tutti fatti a mano.
Oggi resta il filin d'una pagliuzza
tagliata a poco a poco dal domani,
abbiam la luce, risparmiam le mani,
ma chi non c'era allor fa tenerezza.
Da quei mestieri l'uomo ebbe il pretesto
e trasformò in diletto la fatica,
bisogna fare bene e farlo presto
è il dettato della voce amica.
È ciò che noi vediamo a prima vista,
ma dentro l'artigian non si dà pace,
-Qui non c'è vita, la materia tace,
non varrà nulla un giorno ciò che resta-.
24-10-2018
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