giovedì 13 dicembre 2018

NATALE ANNI '50



NATALE ANNI '50



      L'albero era sempre vero al tempo mio, e il suo profumo si spandeva per tutta la casa già quando i due omini del fioraio lo ponevano nel vaso accanto alla porta-finestra del soggiorno. Mia madre ci teneva molto ed andava a sceglierlo personalmente. Voleva che il Natale fosse la festa dei bimbi, senza troppi moralismi. Certo, c'era l'alea del carbone per i più monelli, ma era un'evenienza alla quale credevamo tutti poco. All'indomani iniziava il rito della vestizione: palle, palline, piccoli oggetti che evocavano la festa, gli angeli con le ali quasi sempre aperte, e finalmente le candeline, batuffoli di cotone idrofilo disseminati su ogni piccolo e grande ramo a simigliar la neve. Era un'operazione assai faticosa che prevedeva l'uso di una scala e di vari sgabelli. Per mettere la punta, provvista di stella cometa, bisognava eseguire un numero da saltimbanco, soprattutto per l'altezza della cima. Le candeline venivano inserite in un cilindretto con la base a molletta e venivano attaccate ad un rametto. Allora non esistevano le lucine elettriche e le candeline venivano accese solo nella tarda serata della cosiddetta vigilia. Molti regali venivano appesi ai rami e il loro ritrovamento prevedeva l'urlo della vittoria. Si trattava allora di piccoli doni, piccoli desideri che la mamma era riuscita a strappare a noi bimbi con qualche stratagemma. Qualche regalo un po' più ingombrante veniva posto sul pavimento ai piedi dell'albero. C'era sempre qualche zio a farci compagnia e ad aiutare nella riuscita della festa. Ed era proprio lo zio di turno che ci spingeva in cucina e ci ammoniva a non venirne fuori perchè si era visto in giro Babbo Natale che non ammetteva di essere colto sul fatto. Dopo circa una mezzoretta di clausura, si cominciava a sentire l'odore degli aghi che bruciavano centrati dalla fiammella delle candeline. Era il vero profumo del Natale. Non ricordo quale fosse l'incombenza di Donna Caterina in quel frangente, se aiutava la mamma nella messa a punto della festa o stava lì con noi a badare che non eccedessimo in entusiasmi. Propendo tuttavia per questa seconda ipotesi. Intanto cominciava il gioco dei pronostici e si andava avanti per un bel pezzo. Poi, quando ritenevamo che fosse trascorso già tanto tempo, ci mettevamo in religiosa attesa. Ogni rumore che proveniva da oltre la porta ci metteva in agitazione. Ormai era l'ora. Ma forse stancarci faceva parte della tattica della mamma, per evitare che il troppo entusiasmo procurasse dei danni. Bisognava infatti stare bene attenti alle candeline e al loro effetto sull'albero, anche perchè era già successo che da un albero un po' troppo secco si fosse sprigionato qualche pericoloso inizio di incendio. E finalmente lo zio: la porta si apriva e -Potete uscire, Babbo Natale è venuto e crediamo che abbia lasciato dei doni. Ma dovete trovarli, perciò fate piano e state attenti a non rompere nulla-. E via! Il profumo si faceva inebriante e la festa anche: urla, qualche lite nei casi dubbi, e poi i grazie, i baci e gli abbracci. La più felice di tutti era la mamma, che si emozionava davanti alla nostra gioia e alla nostra soddisfazione. Ancora un'oretta per saggiare il buon funzionamento dei doni, e poi la buona notte con in mano il nostro nuovo giochino.

Ma in casa si dava spazio anche al Presepe, e guai se mancava lo zampognaro per la novena. La mamma ci pensava per tempo e sceglieva l'ora di musica e di preghiera. Tutti partecipavamo a comporre il Presepe, collocando i pastorelli e procurando qualche stranezza che imitasse un laghetto, un corso d'acqua eccetera. Generalmente veniva usata la carta argentata dei pacchetti di sigarette, che in casa nostra abbondavano sempre. Non erano mai dei grandi presepi, ma tutto era bene organizzato e ogni cosa trovava la sua giusta collocazione. La fantasia della mamma ci metteva sempre qualcosa di originale. Ma la preghiera non era il forte di quella casa, anche se non mancavano i giusti riferimenri e i giusti ammonimenti per un comportamento onesto e generoso nei confronti dei genitori e del prossimo. Si attendeva l'arrivo dello zampognaro con una certa ansietà, anche perchè l'ora si faceva sempre tarda e la pancia mormorava.

L'uomo suonava alla porta e al di là dell'uscio lo si riconosceva poco, almeno le prime volte. Aveva il viso di un colore rosso bruno, che gli dava poca luce. Entrava, si sedeva, quasi sempre senza parlare, soffiava dentro alla zampogna e tirava fuori rumori di vario genere, forse un mixer di musiche per noi sconosciute (ma penso anche per lui). Ogni tanto riconoscevamo il motivetto e tentavamo di seguirlo in voce, ma spariva quasi subito e s'inoltrava per vie musicali a noi assolutamente ignote. Quando smetteva di soffiare e allontanava il beccuccio dalla bocca, l'aria diventava irrespirabile, come fossimo al centro di una bettola di terza categoria. Ma finito il suo compito non rifiutava un ulteriore bicchiere di vino. Ci chiedevamo sempre dove avrebbe trascorso la notte, sicuri che in quelle condizioni non sarebbe mai arrivato a casa.

Così era il mio, il nostro Natale. Così era la festa, ma il nostro impegno maggiore erano i giochi: la tombola, il sette e mezzo, il mercante in fiera, il cavallino, perfino il poker vi faceva capolino in una forma assolutamente primitiva, poi migliorata nel tempo. Non era raro vedere in un angolo lontano da occhi indiscreti, qualcuno che contava i suoi averi per poi benedire o maledire la sorte. Certo, il fatto di essere in tanti ci consentiva un'autonomia invidiabile,  e solo due cuginetti erano ammessi al tavolo per tentare la fortuna coi loro spiccioli.

Ogni tanto la mamma ci ricordava che il tempo trascorreva e c'erano dei compiti da fare, ma nessuno voleva essere distolto dall'ondata di diletto che aleggiava in quella casa. Si chiamava festa di Natale e festa doveva essere fino alla fine. L'epifania aveva per tutti il senso dell'abbandono. Non potevamo aspettarci altri doni, non c'erano riti che in qualche modo ci coinvolgessero. Tra l'altro segnava la fine di tutto e puzzava maledettamente di ritorno a scuola.



Walter Preitano

Messina 13-12-2018

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