Sapete, mi sono incontrato con due ragazze speciali, ribelli e pronte a contraddirti, magari usando nelle ragioni una caterva di ....ismi che ti lasciano a bocca aperta e ti fanno sentire un povero ignorante. Così, per aver detto che la maggior parte degli emigranti che si trovano ai semafori, davanti ai supermercati, davanti ai bar, alle botteghe di generi alimentari, e che ti salutano sperando nell'elargizione del soldo, sono africani, e per lo più marocchini, mi sono sentito tempestare di ingiurie e accusare di razzismo. Insomma, io sarei razzista nel mettere in luce certe differenze di talune categorie di persone nell'affrontare il problema del loro sostentamento. Ho spiegato che dalle nostre parti non esiste uno srilankese, un cinese, un filippino, che pulisca i vetri delle macchine, o che venda fazzolettini e accendini agli angoli delle strade, per il semplice fatto che sono tutti al lavoro e guadagnano anche bene. Ora, poichè per quanto mi riguarda, il lavoro non è un'unità di misura che regoli rispetto, stima e affetto nei confronti di un popolo, la definizione di razzista, che è pur sempre un aggettivo dispregiativo che include l'idea della condanna, mi sta stretta e ingiusta. Forse è proprio il significato che io stesso do al termine "razzismo" che non mi permette di ragionare con quelle ragazze.
Così mi sono rivolto al dizionario a cui ho chiesto lumi sul termine "razzismo", e ho letto:
Ogni
tendenza, psicologica o politica, che, fondandosi sulla presunta
superiorità di una razza sulle altre o su di un'altra, favorisca o
determini discriminazioni sociali o addirittura genocidio.
E anche l'estensione:
Qualsiasi discriminazione esacerbata a danno di individui e categorie.
Ora, siccome ritengo chiunque degno di sedersi alla mia tavola per consumare insieme e ih allegria una gustosa cenetta, non capisco da dove si possa sprigionare il mio razzismo.
Ed ecco che mi convinco che i giovani ribelli danno al termine "razzista" un significato punitivo, che va oltre le intenzioni e oltre il modo di sentire. E' uno dei tanti termini "contro" con cui molti giovani intendono porsi nei confronti di chi azzarda un'idea diversa dalle loro, anche a costo di rendersi fuori contesto.
Nel mio caso, tra l'altro, la conclusione è stata: "Siete tutti come Salvini" anche se dite di detestarlo".
Insomma, sembra proprio che si voglia trovare il cavillo, e questo, lungi dal produrre una linea sociale più libera, più solidale, a mio parere rischia di complicare ogni cosa e imbrattare quanto di pulito, talvolta perfino inconsapevolmente, già esiste nella maggioranza della popolazione.
Modena 03.03.2019
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