UN AMICO MI CHIESE QUELLA
NOTTE....
Pensieri e parole
Eravamo in gita, e la notte era stellata.
Seduti accanto ad un fuoco morente, con una birra in mano, parlavamo del più e
del meno. D'un tratto una stella si staccò dal cielo e cadde disegnando una
lunga scia luminosa.
-Quella stella muore- mi
disse assorto l'amico mio -e lascia dietro di sè ogni ricordo-.
-No- dissi io -quella
stella è morta da tanto tempo, dopo essere stata in cielo a lungo per fare
felici gli amanti e i curiosi della natura. E quel ricordo sparisce in un
lampo. Ma tutto ciò che nasce è destinato a morire. Per l'uomo il poeta disse "Nasce
l'uomo ed è causa di morte il nascimento". Ma il pensiero si può allargare
ad ogni cosa che appare quando prima non c'era, cioè a tutto ciò che ha un
principio- E poi aggiusi sottovoce -Non necessariamente una vita-.
-Ma tu cosa ne pensi della
morte? Non mi dire che non ci hai mai pensato!- mi chiese l'amico mio, forse
con troppa leggerezza.
Mi sentii preso alla
sprovvista. Non mi sembrava il caso trattare l'argomento a quell'ora della
notte e con una bottiglia di birra in mano. Ma dopo qualche istante in cui le
cose del mio mondo mi si presentarono come in un vecchio film con l'alternanza
del bianco e nero e il colore, dandomi appena il tempo di focalizzare un fatto,
un volto, un evento, risposi lentamente, quasi farfugliando come stessi
parlando con me stesso.
-Ci ho pensato spesso...- dissi, convinto
che con poche frasi mi sarei svincolato dalla morsa del pensiero -...e ho
sempre avuto un pessimo rapporto con la morte; ma ultimamente, da quando cioè
ho superato la soglia dei sessant’anni, esso è diventato addirittura litigioso.
È proprio che non sopporto l’idea, non la capisco e mi fa paura-.
-Bè, a tutti fa paura la
morte- esclamò l'amico mio, richiamando nel mio conscio il tormento del dubbio.
-È vero- dissi -ma il fatto
è che anche con Dio il mio rapporto non è mai stato dei migliori: nei suoi
confronti sono quasi sempre critico, spesso scettico. Ma forse la mia idea di
Dio è stata troppo influenzata dalla chiesa cattolica, e mi viene difficile
costruirmene una soltanto mia, come vorrei e come ho sempre tentato di fare. Comunque
non riesco a capire un Dio senza dimensioni, sfaccendato o intento a trattenere
gli astri perché stiano al loro posto. Insomma, ogni idea di Dio che riesco a
costruirmi nella mia immaginazione, sfocia sempre nel grottesco. Eppure capisco
e sento quanto per l’uomo sia stato e sia importante il desiderio di credere in
un Dio-.
-Vuoi parlare di Dio?- mi
chiese l'amico.
La domanda mi mise in
allarme, perchè conoscevo bene le convinzioni religiose dell'amico mio e
conoscevo anche il suo dotto pensiero e la sua grazia nell'argomentare.
Pertanto cercai di salvarmi dalla trappola, come succede a coloro che hanno la
colpa di dubitare. Ma ciononostante rischiai di mettere il piede nella
tagliola.
-No, forse non vorrei-
risposi -Ma credo che senza un Dio di mezzo ogni discorso sulla vita e sulla
morte sarebbe inutile- e mi fermai a meditare. Poi, costringendo lo sguardo sul
mio amico, ripresi -Vedi, mi sono sempre chiesto "Ma cosa fa un Dio? Come
trascorre il suo tempo? Di che materia è fatto, se di materia è fatto? E se no,
com'è possibile per l’uomo costruirsi un’immagine di Dio?". L'uomo infatti
sa confrontarsi e rapportarsi solo con tutto ciò che è materia. A mio modo di
vedere chi va oltre lo fa per paura, camuffata con una buona dose di
ipocrisia-.
-Ma a Dio si crede e basta,
senza porsi tante domande. Si vuole che sia Dio-.
-Ecco, io non ci arrivo
tutto d'un fiato, e vorrei andare a piccoli passi. L’idea che Dio sia soltanto spirito
mi fa venire in mente i fantasmi, che si allungano e si accorciano adattandosi
agli ambienti e alle esigenze del momento. L’idea poi che Dio sia alito vitale,
mi fa soltanto tenerezza: non riesco ad immaginarmi un Dio che soffia sul
semino per infondergli la forza di germogliare, come facevano gli antichi quando
impararono a procurarsi il fuoco. Ed allora cosa sarebbe questo Dio? Anzi,
cos’è, dal momento che io mi ostino a voler credere alla sua esistenza per
potere argomentare della vita e di conseguenza della morte? Tuttavia un’idea di
Dio così poco definita, così fumosa, non può che mettere paura all’idea della
morte. Ma soprattutto è deleteria la mancanza assoluta di fede in un mondo
ultraterreno. Mi sono sempre chiesto se quest’idea valga per tutti gli esseri
viventi, e non soltanto per l’uomo che tra tutti gli esseri risulterebbe così
privilegiato. Ecco, quest’idea dell’essere privilegiato non mi è mai andata
giù. Per sostenerla bisognerebbe accettare l’assunto che l’uomo sia stato
creato con uno scopo particolare, e finalizzare così la sua esistenza su questa
infinitesima parte del firmamento-.
-Io ho sempre creduto che
sia così- mi disse il mio amico.
-Lo so, ma io non ci
riesco; anzi, al contrario, sarei più propenso a credere che rispetto ad una
ipotetica programmazione primordiale, l’uomo sia sfuggito al sistema.
Altrimenti dovrei pensare che lo scopo dell’uomo sia quello di limitare nel
tempo l’esistenza della vita sulla terra. Insomma, una specie di virus che
evolve e si moltiplica, e che non potrà che portare a morte l’ospite, cioè la
terra stessa. Questo infatti darebbe certamente ragione del suo comportamento
irresponsabile.
-Qui non posso darti torto,
ma non coinvolgerei la natura-.
-A me piace pensare alla
natura come responsabile della vita. Ma la morte? Mi chiedo sempre cosa
significhi. E tuttavia continuo a pensare che essa non sia uguale per tutti. Ma
stavolta i più fortunati sarebbero coloro che hanno vissuto una vita di
emarginazione e di stenti: gli ultimi della terra insomma. Sì, è proprio qui il
punto: la morte fa tanto più paura quanto più caro è il mondo che si abbandona.
Ma non la ritengo una manifestazione di gretto egoismo, anche se per qualcuno è
possibile che lo sia, ma l’angoscia di non avere ancora chiuso i conti con la
storia, di avere ancora qualcosa da dire e da fare, di essere ancora utili a se
stessi e agli altri. Perché morire in queste condizioni? Potrei capire la morte
qualora non vi fosse più vita dentro di noi, qualora tutto si fosse assopito,
persino l’interesse a destarsi per affrontare un altro giorno di assoluta
inutilità. Sì, forse a quel punto non mi chiederei neanche cosa significhi la
morte, perché essa sarebbe già nei fatti, e forse mi risparmierebbe la fatica
di dover nutrire, quanto meno d’aria, il mio corpo. Ma è sempre più raro che
queste condizioni si verifichino nel susseguirsi naturale degli eventi, nel
consumo fisiologico dell’essere. Piuttosto, assai più spesso, si arriva a tale
stadio terminale a causa dei tanti morbi diffusi sulla terra, e che l’uomo non
è stato in grado di contrastare. E qui Dio non c’entra! L’uomo riesce a
procurarsi il male senza l’intervento di Dio: lo inventa, lo produce e lo
diffonde. Forse sta proprio qui il succo di quanto dicevo prima: l’uomo sa come
distruggersi e come distruggere la vita. E si ostina ad esercitare questa sua
conoscenza, questo suo privilegio intellettivo, con un masochismo che ha quasi
del programmato. Ed ecco che la morte smette comunque di essere un evento
naturale. Ma in fondo, a parte ogni digressione sull'argomento, che l’uomo
nasca e debba morire è un concetto assolutamente condivisibile, quasi
necessario per il suo rapporto con la terra. Ma morire senza aver vissuto la
vita, senza averla vissuto abbastanza, fino a stufarsi, non è per me
comprensibile. Il nulla, quando un istante prima era ancora tutto! Sì, ho
proprio un brutto concetto della morte!-
-Sono certo che un giorno
sarai più onesto con te stesso e con Dio- mi disse il mio amico -Cerchi di dare
una giustificazione razionale al dubbio che ti sovrasta e ti tormenta, quasi facendotene
una colpa. Ma credo che la tua colpa sia solo quella del persistere in tale atteggiamento,
perchè nel dubbio ogni credente onesto si è temprato-.
Non replicai, perchè non
avrei saputo come argomentare in quella notte stellata. E conclusi:
-Un giorno ti chiederò il
tuo pensiero. So bene che mi dirai cose diverse, ma la voglia di ascoltare non
mi manca-.
-Bè,- mi disse lui -dovrò
fare un bel ripasso e dare ordine ad un mucchio di idee se vorrò starti alla
pari-.
Ridemmo insieme, quindi ci
alzammo, sazi perfino di quel manto di stelle, e ci avviammo verso la vita che
ci attendeva ignara e serena, distesa in un comodo letto a due piazze.
Questo
era il mio pensiero nell'anno 2001 quando avevo appena sessant'anni, oggi che ho raggiunto l'età di 76 anni, il mio
rapporto con la morte in quanto tale è assai più sfumato. Oggi la paura è solo
quella di soffrire nelle ore, o giorni, o mesi, che precederanno l'evento, ma
peggio ancora, di far soffrire chi mi ama. Il mio rapporto con Dio invece non è
cambiato, forse perchè ero distratto quando qualcosa mi è stata lanciata da
lassù per saziare e vestire a festa il mio Credo.
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