LA CORRIDA
È l’alba.
Il girasole cupo ed assonnato
riapre il gineceo chiuso per
notte,
lo stende verso il sol che
s’è annunciato
cercando d’assorbir quanto
promette.
È l’alba.
La bottega della vita apre i
battenti!
Un altro giorno nasce e si
prospetta.
Ma il ratto fugge, fugge la
civetta,
fugge quell’uomo a prevenir
gli eventi.
È l’ora.
Il grande matador veste la
cappa,
il picador affina la sua
lanza
le banderille son pronte alla
mattanza,
fugge quell’uomo e al suo
destin s’aggrappa.
È l’ora!
Or nell’arena inizia la corrida,
il matador con l’infida
muleta
costringe l’uomo ad accettar
la sfida:
s’infiamma la tribuna e non
si cheta.
Quell’uomo si sgomenta a
tanto ardore,
volge lo sguardo sugli spalti
in festa
e vede l’odio, lui cercava amore.
E allora al suo destin china
la testa.
Fuor dell’arena infuoca la
protesta,
la penna corre sul foglio che
s’imbratta,
la voce è accorata ma
modesta:
la folla vince, l’aizzator
l’esalta.
Un altro giorno di fragile
morale,
cultura evanescente, autunno
tetro
di una civiltà inospitale:
il mondo piangerà guardando
indietro.
Tono 10-07-2018
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